Steve Harris

Nato a Londra il 12/03/1956

DATI TECNICI
Possiede:
1 Precision Bass ‘70
1 Precision Bass ‘59
1 Precision Bass ‘82
1 Lado Steve Harris Model Unicorn
1 Lado Super Falcon
2 Ibanez Roadstar
1 Danelectro Longhorn
1 Roland Bass Synth
In ogni basso Steve usa corde Rotosound Jazz Bass.
Sul palco si avvale di:
6 amplificatori RSD 800 da 2 x 400 watt
8 Marshall 4 x 12


Dire che senza l’ ostinazione di Steve Harris il gruppo non esisterebbe non è un’ esagerazione. La sua testardaggine è stata la forza trainante che ha consentito agli Iron Maiden di superare i primi scogli, di sopravvivere all’ epoca punk non facendo compromessi né allora, quando l’ heavy non era smerciabile, né più tardi, quando per entrare di forza nel mercato americano avrebbero dovuto ammorbidire considerevolmente il loro suono. Comprò il primo basso a 15 anni con 40 sterline, le sue influenze iniziali furono Jethro Tull, Wishbone Ash e UFO. Successivamente Judas Priest e Scorpions. Pete May fu il suo idolo per molti anni; conoscerlo, diventargli amico, andare in tournee assieme (Maiden e Waysted nel 1984) deve essere stata una grossa soddisfazione per Steve. Di lui si è detto che nella band è una specie di sergente maggiore, alcuni hanno esagerato fino alla parola “ducetto”. Non credo che, in ogni caso, le decisioni relative al licenziamento siano state unilaterali, ma il management ha sempre avuto peso in questi frangenti. Gli Iron Maiden sono la sua creatura e l’ abnegazione, la dedizione all’ heavy metal e la determinazione verso il successo lo portano a non sopportare situazioni e personaggi che intralcino il cammino verso il futuro.

In tutti questi anni, però, nonostante la positiva escalation, anno dopo anno rimasto con i piedi per terra, mai prendendo atteggiamenti da superstar. Taluni suoi comportamenti sono anzi quasi in contrasto con la politica del management, di assoluto controllo di tutto quello che è connesso al prodotto Iron Maiden. La sua intervista con HM del giugno 1986 (HM n. 6/86) effettuata durante una visita turistica a Roma, aveva un sapore clandestino. La sua disponibilità e cortesia sono l’ esempio più evidente di questo suo modo di essere star. Chiamarlo “ducetto” è un errore ma definirlo il fulcro è il minimo. Tutti i membri sono fatti a sua immagine e somiglianza, in questo senso, è quindi grazie a lui che gli Iron Maiden sono rimasti un gruppo a “misura di fan”, quasi proletari nel loro atteggiamento, nonostante i milioni di dischi venduti.

Il suo stile è unico ed il suono del suo basso ha marcato indelebilmente sin dall’ inizio quello dei suoi albums.

“<Non ho cercato di copiare Pete Way, ma non mi riesce di pensare a nessun altro bassista che si muove come dovrebbe fare un bassista. Ho sempre pensato che un bassista non dovrebbe stare indietro sul palco. Suonare il basso ha l’ effetto di farmi muovere e saltare. La mia musica ti colpisce dura e veloce ed ha un sacco di energia>”.

Per rimanere fedele alle sua origini contrariamente a molti altri grossi nomi della musica rock inglese, abita ancora nell’ East End a Harlow nell’ Essex, appena fuori Londra verso est. Vi abita con la moglie Lorraine ed ha una figlia di nome Lauren (nel 1986, anno di pubblicazione della biografia, il secondogenito lanciava i suoi primi vagiti). Una casa lussuosa circondata da molto verde (Steve fa footing tutte le mattine), uno stile che fa quasi scomparire nel passato i tempi in cui dormivano al freddo in un pulmino.

“<Molto è stato dovuto alla fortuna che ci ha sempre inserito nei tour giusti nel momento giusto, anche quando eravamo giovani ed inesperti. Siamo sempre riusciti ad abbinarci con bands, che in quel particolare periodo erano al massimo. Questo ci ha aiutati molto. Molte bands vanno in tour con bands che non sono compatibili per stile, oppure hanno un seguito “hardcore”. È meglio lavorare su una audience disposta ad accettarti. È distruttivo per il morale della band suonare un concerto in cui la gente continua a tirarti oggetti addosso. Fortunatamente non ci è mai capitato. Il motivo per cui gli Iron Maiden hanno avuto successo tuttavia, è nel fatto che siamo veramente determinati sul palco. Fondamentalmente siano un animale da concerto. Andiamo sempre sul palco dando tutto, anche se certe volte non ci sentiamo al 100%. I fans se ne accorgono, vedono che ci stiamo divertendo, che stiamo lavorando sodo e loro rispondono. Non sono stupidi, sanno capire quando il gruppo che stanno vedendo sta fingendo>”.

La sua passione per la birra ed il West Ham sono proverbiali. Nel bere Steve va certamente per la qualità … anche la quantità però non scherza. La fornitura di birra è quasi altrettanto importante quanto l’ impianto luci. Per il World Piece Tour ci furono lunghi meeting per decidere la fornitura di birra inglese di qualità buona, un vero problema quando sei in giro per gli States. La sua favorita è la Riddles Country, una “real ale” migliore di tante schifezze americane in lattina fatte con la polverina. Trovarono un importatore disponibile e risolsero il problema portandosi la birra da casa. Nel pubs del suo salotto, ha la Riddles tra le varie birre e, visto il suo amore per la musica, non si capisce se quella birra alla spina gli ricorda, quando in tournee, casa sua, o viceversa; 50 dollari per la seconda …

Riguardo alla sua passione per il calcio ed il West Ham, Steve va ad Upton Park a vedere gli Hammers quando può, così come si tiene in forma giocando occasionalmente nel Melbourne Sports FC nella Ilfors and District League, squadra con cui ha giocato sin dall’ età di 13 anni.